Il primo discorso del Presidente Trump dopo il giuramento (e perché il Tycoon è lì per salvare il capitalismo da se stesso)

Il primo discorso del Presidente Trump dopo il giuramento (e perché il Tycoon è lì per salvare il capitalismo da se stesso)

Durante il suo primo discorso subito dopo la cerimonia di inaugurazione il neo Presidente Trump ha rivendicato ancora una volta la supremazia del popolo sull’establishment politico che fino a quel momento aveva disatteso le richieste ragionevoli (quali lavoro dignitoso, sicurezza, ecc…)  della popolazione da esso rappresentata. Non importa infatti il colore politico del governo in carica, conta che il popolo possa controllarlo.

Il passato appartiene ad una classe politica distante dalla realtà in cui vive un popolo dimenticato, lasciato indietro mentre le fabbriche chiudono, per delocalizzare all’estero, e dove le infrastrutture del paese collassano sotto il peso dei troppi anni di mancati investimenti. Come antitesi di ciò da oggi la parola d’ordine sarà “America First”, “buy american, hire american” in quanto diritto di tutte le nazioni avere come priorità l’interesse dei propri cittadini. Interessante notare come sia cambiata la dialettica in questo senso: oggi gli Stati Uniti di Trump si vogliono muovere nel mondo perseguendo certo i propri interessi, ma avendo ben chiaro che anche le altre nazioni hanno il sacrosanto diritto di perseguire i loro. Sempre in un’ottica internazionale il Presidente ha ricordato che non vuole imporre lo stile di vita americano a nessuno ma che piuttosto lo vorrà far brillare agli occhi del mondo affinché anche altri lo vogliano prendere ad esempio. Per tutto questo è richiesta una più forte coesione sociale rispetto a quella che abbiamo visto fin ora negli Stati Uniti e i toni usati vanno in quella direzione. Viene fatto più volte riferimento all’identità comune di americani che, anche se differiscono per etnia, condividono lo stesso sangue rosso di patrioti. “When you open your hearth to patriotism there is no room for prejudice”.

Questo discorso, come altri precedenti, va assolutamente contro l’idea di globalizzazione e liberismo economico che abbiamo vissuto negli ultimi 30 anni in Europa e Stati Uniti ma ciò non ci deve trarre in inganno nelle valutazioni. Trump è un pezzo di establishment, magari non quello che ha governato fin ora, magari un establishment che trae la sua forza dall’economia reale piuttosto che da una finanza completamente deregolamentata, ma pur sempre di establishment si tratta. Trump è quindi lì per salvare il capitalismo da se stesso (capitalismo degenerato in liberismo) e non per vendicare gli sconfitti della globalizzazione; questo deve esserci chiaro. Contro il liberismo la ricetta economica del Presidente possiede alcuni caratteri di protezionismo e in generale di un ritorno ad un minimo controllo dello Stato sull’economia.

Perfino Adam Smith nel XVIII secolo nella sua opera “La ricchezza delle nazioni“ci mostra la forza del protezionismo. Ci dice infatti che nel momento in cui preferisce sostenere l’impresa nazionale, rispetto a quella estera, l’imprenditore lo fa soltanto per tutelare la propria sicurezza. Non c’è liberoscambismo ma piuttosto una richiesta allo Stato da parte dell’imprenditore  di tutelare le proprie imprese e il proprio lavoro. Smith prosegue poi dicendo che lo stesso imprenditore, nel momento in cui dirige la sua impresa in modo tale da produrre il massimo valore per se stesso, pensa solo al proprio guadagno e in questo come in tanti altri casi è guidato da una mano invisibile che lo spinge a perseguire un fine che non era parte delle sue intenzioni. Quando il paese di Smith (l’Inghilterra) è diventato liberista? Quando non ha più avuto un potere che le si opponesse rendendola tranquilla di poter vendere i prodotti che venivano liberamente scambiati. Nel momento in cui però un paese vede che quei beni liberamente scambiati è costretto a comprarli, magari indebitandosi, allora la musica cambia e quindi diventa protezionista. Ciò è successo molto dopo la pubblicazione dell’opera di Smith avvenuta nel 1776 quando la rivoluzione industriale stava appena cominciando e l’Inghilterra non poteva certo essere una potenza egemone dal punto di vista industriale.

Nei 4 giorni che sono succeduti alla sua inaugurazione il Presidente Trump non ha perso tempo nell’emanare decreti esecutivi per difendere l’economia americana. Il primo è stato il decreto esecutivo per far uscire gli USA dal TPP mentre il secondo riguardava il via libera alla costruzione di un oleodotto. La notizia nel secondo caso sta nel fatto che il Presidente abbia inserito la clausola secondo la quale l’acciaio da utilizzare debba essere Made in USA.

 

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