La via della pace in Medio Oriente passa per l’Iran

La via della pace in Medio Oriente passa per l’Iran

In risposta alle dichiarazioni di sabato del Segretario della difesa americano James Mattis, che indicavano l’Iran come primo sponsor del terrorismo islamico, il ministro degli esteri russo Lavrov ha precisato oggi che non sono mai stati visti collegamenti fra l’Iran, l’ISIS, il fronte di al-Nusra o qualsiasi altra organizzazione terroristica affiliata. Il ministro russo ha poi aggiunto che se si dovesse discutere di una coalizione contro il terrorismo l’Iran dovrebbe prendere parte agli sforzi comuni di Russia e Stati Uniti.

 

Non mi aspettavo questa virata a favore dell’Arabia Saudita in questo frangente specifico, stando al tenore della politica estera americana in questo momento. Mi spiego meglio: ovviamente non possiamo aspettarci un’inversione a U repentina degli USA nei confronti della famiglia al-Saud ma non dobbiamo neanche dimenticarci che la nuova amministrazione americana vuole costruire nuove relazioni pacifiche e proficue con Mosca, e l’Iran è un pezzo fondamentale del puzzle. A maggior ragione perché queste affermazioni sono state accolte col giubilo di tutti i media, piuttosto strano visto che da quando il Presidente Trump si è insediato a Washington questi ultimi hanno continuato con rinnovati sforzi la lotta senza quartiere alla persona di Trump e al suo staff.

E’ ormai diventato pacifico invece il riconoscimento dei forti legami fra l’Arabia Saudita e il terrorismo islamico. Tali legami si manifestano nelle forme ideologiche di esportazione di una certa interpretazione dell’Islam (il wahabismo) fuori dai confini sauditi con lotta anche alle eresie sciite (vedi l’Iran grande paese sciita) fino poi ad arrivare a veri e propri finanziamenti a finte fondazioni culturali a giro per il mondo che hanno in realtà lo scopo di formare terroristi. Per concludere questo breve excursus non mi rimane che citare Wikileaks il quale ha rivelato i legami fra la famiglia Clinton e l’Arabia Saudita.

Non conosco la verità (e nessuno la conosce del resto) ma mi permetto di dubitare del fatto che l’Iran sia lo sponsor primo del terrorismo. In più non c’è da sottovalutare la guerra in corso ai paesi islamici sciiti (guerra che per ora stanno vincendo i sunniti) fra cui anche la Siria che pur essendo a minoranza sciita è governata dalla famiglia alawita sciita degli al-Asad. Non mancherò neanche di sottolineare come nei paesi sciiti si sia assistito in passato ad una migliore convivenza fra vari gruppi religiosi rispetto ai paesi sunniti. [nota: la convivenza fra sciiti e sunniti è stata resa più difficile non dalla corrente sunnita in generale ma dalla corrente sunnita wahabita]

L’Iran in ultima analisi dalla caduta dello Shah in poi è stato sempre osteggiato da Arabia Saudita e Stati Uniti che anzi finanziarono l’Iraq di Saddam Hussein durante il conflitto Iraq-Iran fra il 1980 e il 1988. Di contro la posizione sovietica riguardo al conflitto mutò da neutrale fino a diventare favorevole verso l’Iraq di Saddam per varie ragioni.

Ciò che però oggi è cambiata radicalmente è la posizione della Russia che considera invece l’Iran un alleato strategico nella regione ed un interlocutore importante per la risoluzione del conflitto siriano e lo sradicamento dello Stato Islamico. Stavolta è molto più difficile immaginare una posizione neutrale di Mosca riguardo ad un attacco all’Iran (di qualsiasi tipo, non solo o per forza militare). La Russia fondamentalmente vorrebbe raggiungere la pace nella regione ripristinando la forza dei paesi sciiti evitando così il caos dell’estremismo islamico di parte sunnita che fin ora ha avuto la meglio. In questa idea possiamo quindi trovare conferma del sostegno russo all’Iran e alla Siria di Bashar al-Asad.

Fin ora invece gli Stati Uniti si sono mossi in direzione contraria ostacolando le azioni della Russia di tipo militare in Siria contro l’ISIS e non toccando i loro interessi con i Sauditi che anzi hanno lavorato con una parte dell’establishment americano per mantenere acceso il conflitto mediorientale.

Per quello che posso constatare quindi una soluzione al conflitto si potrà avere solo con la cooperazione di Stati Uniti, Russia e Iran assieme. Una capitolazione di quest’ultimo significherebbe il consolidamento degli interessi Sauditi nella regione e il dilagare senza più controllo del terrorismo islamico, una cosa questa che Mosca non è più disposta a tollerare.

Siamo a mio parere di fronte ad un radicale cambiamento dello scenario mediorientale visto che in molti adesso richiedono a gran voce la fine dell’ISIS e del conflitto mediorientale su vasta scala. La vittoria dell’ISIS non potrà far altro che gettare benzina su un fuoco che a quel punto sarebbe destinato ad espandersi con rinnovata forza ai vicini paesi islamici già duramente provati. Ecco perché ritengo in fine che l’Arabia Saudita, in questo momento in fase declinante, dovrà gioco forza fare passi indietro.

In questo scenario rientrerebbe anche la posizione della premier britannica Theresa May di non imporre nuove sanzioni all’Iran, come invece richiesto dal premier Israeliano Netanyahu (i cui interessi incredibilmente spesso collimano con quelli dei sauditi e fin ora infatti non sono state rare le forme di cooperazione fra i due paesi).

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