La Troika in Italia, molto presto. Banche italiane a rischio

La Troika in Italia, molto presto. Banche italiane a rischio

E’ uscito su libero quotidiano un articolo firmato Guido Crosetto e Marco Zanni che racconta l’ultimo grande pericolo che il nostro paese sta per affrontare. L’articolo originale lo trovate cliccando QUI.

L’articolo parla della spada di Damocle sulla testa della finanza italiana e del  suo sistema bancario, una volta sano ma ora con dolo ridotto a brandelli. Il pericolo più attuale proviene dalla Commissione europea la quale tramite:

 “un piccolo emendamento all’ articolo 507 del regolamento sui requisiti patrimoniali (Crr) prevede di delegare all’ Eba, l’ Autorità bancaria europea, la facoltà di cambiare l’ approccio sull’ esposizione bancaria nei confronti degli Stati e del loro debito sovrano: i titoli di Stato in pancia alla banche non saranno più considerati a rischio zero se con rating inferiore alla A”.

Poiché le banche italiane possiedono circa 400 miliardi di titoli di Stato in portafoglio (che ora sono a rischio zero quindi non necessitano di garanzie) nel momento in cui si dovesse attuare l’emendamento proposto dalla Commissione Europea esse dovrebbero liberarsi subito di quei titoli a qualunque costo, con conseguente corsa verso altri titoli di Stato con valore minimo di A (ovvero titoli di Stato che ne so tedeschi che hanno perfino valore AAA). Inutile dire che se quei titoli vengono venduti in massa per comprarne altri aumenterebbe lo spread (qui davvero in maniera vertiginosa) nei confronti dei titoli dei paesi del nord Europa che sarebbero visti come bene rifugio.

In parole poverissime: il sistema bancario italiano andrebbe completamente a pezzi e la finanza pubblica a seguire. Ripetiamolo per chi non avesse capito: la finanza pubblica con il suo debito non è mai stata un problema! Il problema si è cominciato a verificare quando nel 1978 abbiamo legato il cambio della Lira con quello del Marco tedesco e poi, e soprattutto qui, quando abbiamo compiuto il divorzio fra il ministero del tesoro e banca d’Italia nel 1981. Con questo divorzio abbiamo sancito che la banca centrale poteva non comprare i titoli di Stato italiani, poteva quindi non comportarsi da prestatore di ultima istanza e non garantire il debito. Siccome l’unico problema del debito pubblico è non avere una banca centrale che non lo garantisce, beh avete capito…

Con il sistema bancario completamente in frantumi, e lo spread a livelli inaccettabili (ripeto: per colpa di un provvedimento creato ad hoc per mettere in difficoltà i paesi deboli della UE, non solo l’Italia) verrebbe spianata la strada alla richiesta di aiuto al ESM, magari con un bel commissariamento aggiuntivo del nostro paese ad opera della Troika o chi per loro. A quel punto non ci sarebbe altra alternativa vista la situazione emergenziale in cui verseremmo. La stessa identica retorica che precedette l’ascesa al potere di Mario Monti nel novembre del 2011, solo che quel caso rischia di essere una bazzecola al confronto con la situazione attuale.

In tutto questo permangono i problemi che affliggono le banche tedesche che vedono allontanarsi sempre di più la possibilità di esigere i propri crediti ma soprattutto permane la situazione disastrosa in cui versa Deutsche Bank imbottita da derivati, la cui salvezza sarebbe soltanto la nazionalizzazione. Proprio per questi motivi dobbiamo aspettarci ancora più aggressività da parte del governo tedesco che nei prossimi tempi cercherà di agguantare più ricchezze possibili prima della caduta dell’Euro. Ciò è comprensibile, come sarebbe comprensibile una reazione contraria da parte del governo italiano nel difendere appunto gli interessi del nostro paese. Fin ora però dal nostro governo non si è levata neanche una sola voce di dissenso.

 

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