Continuano le pressioni UE sull’Italia. Lo 0,2% di sforamento dei conti pubblici italiani fa più paura di Marine Le Pen. #Troika in arrivo prima della fine dell’euro

Continuazione necessaria di due miei articoli precedenti: Pd e commissariamento Italia e La Troika in Italia molto presto, banche italiane a rischio.

La Commissione Europea non sembra dormirci la notte, entro Aprile l’Italia deve correggere lo sforamento di ben 0,2 punti percentuali dei parametri riguardanti i nostri conti pubblici come promesso dal ministro Padoan ad inizio Febbraio.

Non so come la pensate voi ma io vedo il terrore serpeggiare nelle sedi UE. Le menzogne e le finte minacce suonano note ben riconoscibili. Innanzitutto nella zona euro abbiamo dei violatori seriali dei parametri imposti dai trattati. Prendiamo ad esempio Olanda e Germania (cliccare qui). Possiamo notare quanto davvero ci siano figli e figliastri nella famiglia europea del mulino bianco. Sforamenti reiterati, continui, dei parametri di surplus commerciale non vengono puniti se a farli sono certi paesi mentre noi veniamo bacchettati dal Gauleiter di turno per i conti pubblici “allo sbando” dello 0,2% del nostro PIL.

Li sentite gli accordi della farsa? Spero di sì. A questo concerto voglio però aggiungere la filarmonica berlinese, artiglieria pesante. Noi subiamo pressing politici inaccettabili per via dello sforamento dei conti pubblici mentre il surplus commerciale tedesco (oltre il limite fissato dai trattati del 6%) che nuoce gravemente alle economie dell’eurozona non viene sanzionato. Di solito a questo punto cito un articolo di Albero Bagnai a supporto delle mie tesi ma stavolta la cavalleria in soccorso arriva da LaRepubblicaPazzesco no?

Nelle regole europee non si parla solo di deficit e debito, come sappiamo bene in Italia, ma anche di equilibrio delle partite correnti, cioè la somma degli scambi commerciali con l’estero. Si dice che non si può avere un rosso superiore al 3% del Pil per più di tre anni di fila, ma ugualmente un surplus superiore al 6%.

La regola serve a cercare di non allargare le fratture nell’Eurozona. Quando un’industria tedesca vende un bene a una spagnola, in un certo senso sottrae ricchezza all’economia iberica, che paga per qualcosa prodotto altrove: sul territorio e nei c/c della controparte tedesca ricadranno tutti i vantaggi della transazione. Se la Germania deve tirare l’Europa, è il ragionamento, sarà meglio che inizi a consumare i prodotti dei vicini, in modo da distribuire loro parte della sua ricchezza. Eppure, da otto anni Berlino ha un surplus eccessivo e come visto anche quest’anno ha stabilito un nuovo record.

L’asimmetria dell’eurozona spiegata dal giornale che di solito è asservito al potere. Aumenta la divergenza fra le economie invece che la convergenza. Lo sapevamo già ma repetita iuvant.

Chi opera in questo sistema sa benissimo che una uscita dell’Italia dall’euro porterebbe molti disagi alle economie del nord europa come Olanda e Germania, per citare due esempi. Come ai tempi la Finlandia (in forte crisi economica) minacciava la Grecia di confiscare il Partenone, adesso Deutsche Bank arriva ad affermare che l’Italia è la più grande minaccia alla stabilità dell’eurozona, perfino di più dell’elezione possibile di Marine Le Pen all’eliseo (fonte qui). Le minacce sono le armi del minacciato. Deutsche Bank se non nazionalizzata potrebbe diventare la Lehman Brothers europea.

Le reiterate pressioni sulla colonia Italia da parte della Commissione Europea mirano soltanto a commissariarci prima della fine della moneta unica allo scopo di fare incetta delle ricchezze rimaste nel nostro paese, punto. Purtroppo la nostra classe politica non sembra aver capito la gravità della situazione. Il Premier Gentiloni continua a dire sì alla Commissione mentre il suo partito si spacca non si capisce su cosa dato che tutti hanno la stessa identica visione sui temi che contano. I temi che contano sono quelli che ci hanno portato alla crisi. Non solo, sembrano andare d’accordo anche con Forza Italia in ambito europeo anche se in Italia mostrano lo specchietto per le allodole del battibecco politico in modo da non far pensare all’elettore medio che in realtà vadano d’amore e d’accordo.

 

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