Non è mediorientale però, che fiamme fa! #Immigrazione: il Re è (quasi) nudo #Svezia #Parigi

Prima di tutto vorrei consigliare la lettura di questo articolo ad opera di Barbara Tamperi sul suo blog “L’Orizzonte degli Eventi” a proposito dell’incidente svedese del Presidente Trump durante l’ultimo comizio in Florida.

Il caso Svedese: ecco le parole del Presidente (QUI). I MSM sono corsi al riparo provando a dissimulare la realtà per distogliere l’attenzione rispetto a cosa accade in Svezia negli ultimi anni, ovvero il graduale sgretolamento della società a causa dell’immigrazione incontrollata. Un cittadino svedese, arrivato in Svezia da bambino negli anni 90 come rifugiato, da anni racconta lo stato delle cose nel paese che censura le notizie non proprio edificanti sul suo conto. Ecco il Video (QUI).

Mentre scrivo vedo un nuovo post su Twitter (QUI). Stoccolma pare Parigi e tutte e due assomigliano ad Aleppo.

Vi sapete spiegare il motivo? No davvero ponetevela la domanda perché io sono stanco di sentirmi le solite fandonie sul multiculturalismo a tutti i costi. L’immigrazione è bella perché sì, un po’ come dire che i grassi sono tutti simpatici e i neri tutti buoni perché hanno subito lo schiavismo.

Comincio col dire che sono un maschio bianco, nato e cresciuto in occidente e pure eterosessuale. Ormai bisogna aver paura di dire certe cose, si potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno per il solo fatto di esistere. Categorie come la mia sono estromesse dal dibattito per via della provenienza, della razza e delle preferenze sessuali. Per i MSM io sono l’incarnazione del male e oggi, nel 2017, dovrei soltanto tacere mentre vivendo sconto la pena comminatami dal pensiero unico per via delle “colpe” dell’uomo bianco nella storia. Se anche per voi è giusto, prego quella è la porta, tante belle cose.

***

Sperando che sia rimasto almeno un lettore comincio ora ad esporre la mia analisi.

Come spesso accade il pasticcio nel quale ci ritroviamo oggi è frutto di tante cause che hanno operato in maniera, anche, spesso e soprattutto scoordinata fra loro. L’immigrazione da che mondo è mondo è servita per portare manodopera a basso costo là dove il capitale ne avesse più bisogno. Noi italiani abbiamo una storia di immigrazione notevole alle spalle, in e fuori Europa. Ai giorni nostri niente è cambiato e infatti, per citare solo l’UE, abbiamo assistito negli ultimi 20 anni ad un massiccio spostamento della popolazione attiva dalla periferia al centro dell’UE. Mi riferisco al sud europa e ai paesi balcanici in direzione della Germania, Francia, UK, Svezia, nord europa in genere. Ogni paese che ha accolto lo ha fatto per ragioni proprie, talvolta simili e talvolta differenti, come simili e differenti sono i metodi con cui si è operata l’accoglienza. Vorrei però far attenzione alle parole ed utilizzare quindi la parola accoglienza come se fosse una vox media, senza che quindi tale parola sia caricata di un significato positivo o negativo, per non falsare l’interpretazione dei fatti.

Qualcuno ci ha guadagnato, nessuno lavora a ufo (Ad usum Florentinae Operae). Nella fattispecie ne hanno tratto profitto le grandi industrie che avevano bisogno di manodopera a basso costo. Grazie a questo bacino pressoché inesauribile di umani disposti a venire a patti con i propri diritti (quand’anche di essi ne fossero coscienti) una certa classe politica ha potuto tipizzare per tutti la deflazione salariale con l’aiuto dei sindacati (non dimentichiamocelo).

Però… Viviamo in anni in cui viene propagandata la società aperta, dove è bello un umano senza razza, sesso, identità, religione; il perfetto consumatore. Il gusto è uno, imperante, totalizzante, su tutto il pianeta (anche se basta l’omologazione nei paesi portafoglio, cioè quelli ricchi). Ecco che l’immigrazione serve a creare questa nuova società.

Spuntano come funghi le contraddizioni nel pensiero e nelle parole. Il diavolo sta nei dettagli, le bugie hanno un certo suono, quello delle parole svuotate di significato. Noi dobbiamo accogliere, prendere presso di noi, integrare una o più culture differenti. Il verbo “integrare” possiede l’aspetto della inclusione: dentro qualcosa (la nostra cultura) quella del paese dove l’accoglienza è posta in essere. Un’analisi di questo genere però è incredibilmente tacciata di razzismo e si viene subito zittiti per non offendere le sensibilità dello straniero. Qualsiasi riferimento ad una cultura madre viene soppresso in favore di un qualcosa di nuovo, non ben delineato, che lascia tutti per forza di cose confusi. Il “migrante” è uno stile di vita, avanguardia della globalizzazione e del nostro stile di vita futuro – Laura Boldrini Presidente della Camera dei Deputati.  Girano i capitali, girano le persone (non solo per turismo), panta rei.

Tutti parlano di integrazione quando nei fatti è uno dei processi più difficili da gestire. Invece che integrare abbiamo agglutinato numeri sempre crescenti di giovani uomini (perché sì le donne e i bambini sono un numero esiguo fra i migranti che arrivano sulle nostre coste) ad una o più popolazioni. Se non includiamo al nostro interno, se non integriamo, costruiamo dei ghetti o delle No-Go areas.

Abbiamo agglutinato perché non potevamo integrare: si integra solo se abbiamo un qualcosa, la nostra cultura, dove poter far entrare ciò che è altro da noi. Dall’unione di due parti all’inizio distinte avviene una naturale mutazione e si forgia lentamente qualcosa di nuovo. Qui però voglio fare una necessaria puntualizzazione: una cultura deve dominare, una deve retrocedere. Non ci possono essere due galli nello stesso pollaio, tanto per usare modi di dire molto terra terra. [per intenderci gli USA sono stati costruiti con lo sterminio dei nativi con il condimento di una guerra civile fra gli stessi americani. Così nasce un grande Stato federato, multietnico e multiculturale]

Di questo passo non potremo che retrocedere rispetto al nostro modello di società. L’agglutinamento minaccia il nostro stile di vita e le nostre libertà. Dobbiamo essere fermi nel sostenere l’opposizione ad ogni forma di immigrazione non regolamentata da un punto di vista economico e sociale.

Non è progressismo far entrare chiunque per poi farlo lavorare secondo le norme schiavistiche dei mini job alla tedesca per il profitto della grande industria, e a poco vale sentirsi al sicuro per il fatto di avere la pelle bianca: nel mondo “globalitario” di domani (o forse già di oggi) sarà indifferente essere nati in Ghana o a Firenze perché tanto lavoreremo con lo stesso contratto da fame.

Aggiungo che non c’è niente di più lontano dal progressismo che rifiutare le proprie radici. Senza la conoscenza del proprio passato non si può volgere lo sguardo al futuro. Noi siamo la nostra cultura, siamo ciò che decidiamo di portarci dietro nel mondo di domani. La nostra patria è il luogo della democrazia dove possiamo lottare per un futuro migliore. Tutto ciò vale la pena di essere difeso.

Incredibile dictu di ciò non è corollario il fascismo. L’odio nasce invece oggi quando per troppi anni si sono nascosti sotto il tappeto i problemi legati alla gestione ordoliberista dell’immigrazione (e più in generale della società). Dopo anni di “progressismo” si assiste alla rinascita dei partiti di estrema destra; un motivo ci sarà pure.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...