Nicola Zingaretti contro l’asimmetrica distribuzione dei medici obiettori – Il precedente che serve per eliminare gli ostacoli all’attuazione della #legge194

Nicola Zingaretti contro l’asimmetrica distribuzione dei medici obiettori – Il precedente che serve per eliminare gli ostacoli all’attuazione della #legge194

Il Governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti ha recentemente bandito un concorso per l’assunzione di due medici ginecologi presso il reparto dedicato all’interruzione di gravidanza all’ospedale San Camillo di Roma. L’oggetto del contendere è in questo caso la natura del bando stesso in quanto comprendente il requisito specifico necessario della non obiezione di coscienza in modo tale da evitare che successivamente all’assunzione i medici si dichiarino obiettori, ponendo così un rischio sull’effettiva assicurazione del servizio garantito dalla legge 194. Il bando prevede inoltre la possibilità di licenziamento per inadempienza per i due medici nel caso non rispettino in futuro gli obblighi assunti con la dichiarazione di non obiezione di coscienza.

Sul sito internet de LaRepubblica vengono forniti dati interessanti riguardo la percentuale di obiettori di coscienza regione per regione. Si passa infatti (senza contare la Valle d’Aosta), dall’Emilia Romagna, che annovera fra i suoi medici il 51,8% di obiettori, al Molise detentore del record con ben il 93,3%. Secondo la stessa classifica nel Lazio i medici obiettori sarebbero l’80,7%.

Cifre del genere non possono che mettere in pericolo l’assicurazione del servizio di interruzione volontaria di gravidanza, almeno in certe regioni, aprendo la strada ad un aggiramento di fatto della legge 194.

Ma è analizzando bene le critiche verso l’assunzione dei due medici che possiamo renderci conto di quanto questo provvedimento sia importante nel delineare finalmente i confini legali entro cui si possa muovere guerra all’attuazione della legge.

Le critiche: “non si rispetta un diritto di natura costituzionale quale è l’obiezione di coscienza” [Don Arice – CEI] – “Il mio parere – dice- è che si tratta di una forzatura abortista rispetto a quelle che sono la lettera e lo spirito della legge 194, il suo scopo non è per nulla quello di portare chi lo desidera ad abortire, di aprire possibilità in questo senso, semmai essa intende aiutare a non abortire, e in questo senso davvero parlerei di prevenzione” [Camillo Ruini] oppure “una dittatura della morte che combattiamo e non accetteremo mai” [Giorgia Meloni].

Il punto nodale della questione non risiede nell’essere ideologicamente a favore della possibilità di praticare l’interruzione di gravidanza o meno quanto nel riconoscere a tutti il diritto di scelta, non questa volta richiedendo una legge ad hoc (come prima del varo della 194) ma eliminando gli ostacoli fisici che ostano all’assicurazione di un servizio (diritto) previsto dalla legge vigente. Nel caso di specie si tenta di riportare ad equità il numero di medici non obiettori rispetto all’alto numero di medici obiettori.

La legge 194 infatti non ha per niente il fine della prevenzione dell’aborto, come dice in maniera intellettualmente disonesta Don Arice. L’unico aborto che la legge vuole eliminare è quello clandestino. Vengono invero assicurati diritti a tutti i soggetti con la previsione: 1. di un sistema di prevenzione dell’aborto 2. della possibilità di effettuare l’aborto in maniera legale, sicura, e mi permetto di aggiungere dignitosa 3. della possibilità per i medici di dichiararsi obiettori di coscienza.

Nonostante ciò la vera minaccia all’impianto legislativo rimane la non previsione del rapporto 50 e 50 fra medici obiettori e non obiettori regione per regione, ospedale per ospedale. Se infatti recuperiamo le statistiche citate sopra ci rendiamo conto che una donna in Emilia Romagna può scegliere fra un medico obiettore e uno non obiettore mentre una donna molisana si trova davanti 9 medici su 10 obiettori facendo quindi pendere l’ago della bilancia dei diritti in favore di una parte piuttosto che l’altra.

Il problema dell’asimmetria per quanto riguarda la distribuzione dei medici obiettori e non nelle regioni è ormai nel dibattito pubblico. Speriamo non finisca qui e che questo precedente si affermi.

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