#Svezia: Quando la giustizia sociale conduce alla censura @Timcast

#Svezia: Quando la giustizia sociale conduce alla censura @Timcast

Questo post tratta direttamente di uno dei video reportage appena diffusi su YouTube da Tim Pool @TimcastWHEN SOCIAL JUSTICE LEADS TO CENSORSHIP <- link del video in questione. Per visionare la playlist completa invece cliccare QUI.  Ciò che segue è da considerarsi solo un’introduzione al video che considero necessario visionare.

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“Si rende conto di quanto sia assurdo dover proteggere l’identità di uno psicologo in un paese occidentale?” – “Sì è imbarazzante…”

Comincia così l’intervista ad uno psicologo dei servizi sociali svedesi riguardo al tema della libertà di espressione su certi argomenti considerati tabù dalla società del luogo. Stiamo parlando della politica migratoria del governo svedese e della gestione dell’integrazione.

Oggi, nel 2017, in Svezia si può essere accusati di razzismo solo per il fatto di dubitare che le politiche del governo in materia migratoria possano essere sbagliate o che comunque presentino dei naturali limiti. L’essere etichettati come razzisti comporta per prima cosa l’isolamento sociale e subito dopo la possibile (e in realtà frequente) perdita del posto di lavoro. La critica (anche e prima di tutto nel suo significato primo di indagine) non è tollerata né da parte della gente comune né da parte di professionisti ed accademici. Ecco spiegato il motivo per cui lo psicologo in questione ha posto come condizione necessaria all’intervista il mantenimento dell’anonimato.

Tutto questo accade per molte ragioni fra le quali il fatto che in Svezia il dibattito riguardo quei temi rimanga ancorato a certe categorie come ad esempio Nature vs Nurture ovvero lo scontro fra Natura e Cultura. Nel caso di specie l’ago della bilancia del pensiero è spostato maggiormente verso la categoria culturale. Cosa significa? La categoria Natura ha come assunto l’idea che i comportamenti umani siano determinati da caratteristiche innate mentre la categoria Cultura tende a spiegare tali comportamenti adducendone le cause ai condizionamenti esterni che gli esseri umani ricevono. Siamo tutti uguali ma se c’è diseguaglianza deve essere per forza responsabilità di qualcuno. Il multiculturalismo in Svezia poggia esattamente su queste basi di pensiero: se un certo gruppo di persone non si integra la responsabilità è da ricercarsi non all’interno del gruppo stesso quanto in quello della maggioranza che lo circonda. Da qui deriva la politica del senso di colpa usata dalla classe dirigente per gestire la società svedese mentre sono in atto questi processi. Il punto non è tanto se tutto ciò sia giusto o meno quanto che questa sia l’unica dimensione possibile del dibattito. La negazione della pluralità di pensiero è il vero dramma della società svedese di oggi.

Esiste quindi un doppio standard con il quale vengono giudicati gli svedesi e i migranti. Se sei un migrante e non riesci ad integrarti è colpa della maggioranza intorno a te che non ti permette di sbocciare come dovresti mentre, se sei svedese, è solo colpa tua perché fai parte di una categoria privilegiata per natura e non ti è concesso di far notare che ci possano essere situazioni in cui tu non sia in posizione di vantaggio. Crescere a pane e vittimismo provoca spesso nei migranti, ma in generale nei soggetti poveri e più deboli, una certa diminuzione delle ambizioni, della volontà di sforzarsi per migliorare la propria condizione sociale. Ciò sembra essere confermato dalle statistiche in quanto dopo 8 anni solo 1 immigrato su 5 occupa un posto di lavoro a tempo pieno.

Se sorge una critica viene operato un processo alle intenzioni. Non si discute quindi la critica operata quanto le cattive intenzioni che devi avere avuto per averla fatta e magari per non fidarti ciecamente del modo in cui il paese viene gestito. Vengono quindi moralizzate questioni di carattere empirico al solo scopo di non far aprire una discussione. Sempre più praticata dalle persone è quindi l’autocensura ma così facendo si blocca quel processo democratico di creazione di una coscienza condivisa, tramite il dibattito e il confronto delle idee, e la ricerca di soluzioni costruttive. Un paese intero nasconde i propri problemi sotto al tappeto.

Buona Visione

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