Riflessioni sull’economia automatizzata – I #Robot ci rubano il #lavoro. #Voucher #Minijob

Riflessioni sull’economia automatizzata – I #Robot ci rubano il #lavoro. #Voucher #Minijob

La avrete sentita anche voi la storia secondo cui l’economia automatizzata (i robot) ci porterà via il lavoro obbligandoci quindi per forza di cose ad abbassare le nostre pretese in termini di diritti se non vogliamo soccombere. Ma è proprio vero?

A parte il fatto che i robot ed altri macchinari specializzati penso dovranno essere costruiti e manutenuti da qualcuno (non potendo cogliergli dagli alberi il lavoro almeno qui c’è) mi chiedo se davvero in paesi con un’economia ad alto coefficiente di automazione ci sia alta disoccupazione. Per nostra fortuna no.

Prendiamo ad esempio il Giappone, isoletta che si scambia con la Norvegia il primo posto nella classifica dei paesi a più alto indice di sviluppo umano. Ecco il paese del sol levante possiede l’invidiabile percentuale del 3% di disoccupazioneAvere solo il 3% di disoccupazione vuol dire in altri termini aver raggiunto la piena occupazione.

Da molti decenni a questa parte inoltre il Giappone, seconda economia mondiale, guida il mondo verso l’innovazione tecnologica in tutti i campi, specialmente nel settore dell’automazione industriale, ma non solo. Il futuro è già arrivato in Giappone da questo punto di vista. L’automazione è presente nella vita delle persone così come è presente nelle industrie ma la disoccupazione è per giunta diminuita negli anni, invece che aumentare. I dati che ho citato poco fa infatti si riferiscono a Gennaio 2017, solo due mesi fa. Se quindi fosse vero l’assunto secondo cui i robot rubano il lavoro agli esseri umani il trend dovrebbe essere stato inverso, invece non è così. I robot in Giappone vanno per esempio, come dice l’articolo, a supplire la mancanza di lavoratori umani. A volte quando il lavoro può essere svolto da un robot non c’è bisogno di far arrivare immigrati pronti a lavorare per pochi spiccioli nel paese, ad esempio. L’articolo mette poi in luce un’altra questione:

It’s easy for women to work here,” said Arai, 27. “You don’t need to lift heavy things and the system is set up to keep you from making mistakes.”

Perché dobbiamo farci ottundere la mente dalla propaganda che ci vuole mettere in competizione con un robot sul lavoro? Ve lo dico abbiamo già perso: un robot non pretende assicurazione sanitaria e tanti altri orpelli che per gli esseri umani sono basilari, un robot non ha bisogno di pause, cibo, acqua, aria, stipendio, vacanze, ecc…  Perché quindi non possiamo immaginare un’economia automatizzata come al servizio del cittadino?

L’avvento dell’automazione può rappresentare un miglioramento dello stile di vita delle persone. Se i robot potranno costruire case, autostrade, e tanto altro ancora, magari non avremo più operai sfruttati che si dovranno spaccare la schiena tutto il giorno e soffrire in vecchiaia di orribili malattie legate all’esposizione a sostanze tossiche per via del lavoro da loro svolto in passato. Se i lavori pesanti e manuali vengono sostituiti dalle macchine allora lo Stato potrà investire denaro e risorse nell’educazione scolastica dei suoi cittadini e creare nuovi lavori che le macchine non potranno fare perché lì è più che mai efficace e necessario il fattore umano. Mi spingo pure ad immaginare un mondo in cui si possa lavorare meno, vivere meglio e mantenere un alto stile di vita.

Cosa accade nel nostro paese? Accade una cosa un po’ diversa rispetto al pensare un’economia al servizio del benessere del cittadino. Mentre il Giappone vuole nazionalizzare Toshiba, che è in crisi, ed evitare che finisca in mani straniere, il nostro paese è costretto a svendere le sue migliori aziende al peggiore offerente. Ricordatevi che nessun imprenditore sano di mente comprerebbe un prodotto scadente. Le nostre industrie non si svendono perché sono decotte e improduttive, ma perché la politica economica del vincolo esterno ci ha messo in ginocchio e ci ha costretto a cedere beni di valore.

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Come se tutto questo non bastasse recentemente il governo italiano ha abolito i voucher, evitandoci quindi la possibilità di votare contro ai suddetti nel referendum proposto dalla CGIL e adesso tutto l’arco costituzionale chiede a gran voce un provvedimento legislativo affinché venga trovata una soluzione legale per il lavoro occasionale. E’ una richiesta di per se molto ragionevole se non fosse che i falchi ci stanno mandando a scontare contro i minijob alla tedesca, il vero cavallo di Troia che deve per forza entrare nel nostro sistema. Chi come me legge il blog di Alberto Bagnai da molti anni non valuta con sorpresa questi accadimenti ma anzi si ritrova negli scomodi panni della Cassandra che prevede disastri ma rimane inascoltata.

Abbiamo bisogno quindi di intellettuali di spessore in grado di bonificare la palude di disinformazione nella quale ci troviamo. Intellettuali capaci di proporre un’altra visione del mondo rispetto a quella che il capitale pienamente realizzato ci propina. Ecco che come ho detto prima i robot possono passare dall’essere nostri competitors a validi strumenti per migliorare le nostre condizioni di vita. Se invece la pensiamo diversamente non ci rimane che cercare Sarah Connor e salvarla per evitare che le macchine raggiungano l’autocoscienza e ci sterminino in massa. Contro di loro è difficile competere se sei un essere umano.

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