Attacco americano alla base aerea siriana di #Shayrat. Un possibile teatrino ma il potere è ben saldo nelle mani del #DeepState che sembra aver normalizzato #Trump

Attacco americano alla base aerea siriana di #Shayrat. Un possibile teatrino ma il potere è ben saldo nelle mani del #DeepState che sembra aver normalizzato #Trump

Come avete potuto apprendere dai media nella scorsa notte si è concretizzato il temuto intervento militare americano in Siria. Nella fattispecie alle 4:40 del mattino ora di Damasco sono stati lanciati 59 missili Tomahawk da delle portaerei americane di stanza nel mediterraneo orientale con obiettivo la base dell’aviazione siriana di Shayrat. La versione ufficiale giustifica tale attacco come una doverosa risposta americana alla ignobile strage di civili, soprattutto bambini, a mezzo di armi chimiche avvenuta nei giorni scorsi ad Idlib ad opera del regime di Bashar al-Assad.

Questa notizia, all’apparenza simile ad altre migliaia dello stesso tipo a cui purtroppo ci siamo abituati nasconde tutta una serie di retroscena interessanti per capire che in fondo il mondo va sempre alla stessa maniera, o forse no.

1: Chi è il responsabile della strage di Idlib a mezzo di armi chimiche? Assad o i ribelli? 2: Il presidente americano Trump è stato già battuto e normalizzato dal Deep State che lo vuole continuatore delle politiche del partito unico della guerra? 3: Che conseguenze materiali ha avuto l’attacco lanciato dagli USA? 4: Insomma: Cui prodest?

***

Armi chimiche e strage di Idlib:

Il ministero della difesa russo ha subito confutato la versione ufficiale data dai media occidentali che ritenevano responsabile del bombardamento il governo siriano. Secondo Mosca sarebbe stato bombardato un deposito di armamenti dei ribelli che conteneva armi chimiche e da lì si sarebbe generata la fuoriuscita delle sostanze tossiche.

Anche se il regime siriano avesse avuto a disposizione armi chimiche è difficile immaginare che si possa essere suicidato politicamente di fronte agli occhi del mondo intero utilizzando tali risorse in un momento in cui i ribelli e l’ISIS stanno retrocedendo ovunque, perfino in Iraq. Può anche essere che si sentisse così spalleggiato dalla Russia da poter pensare di farla franca, ma è uno scenario estremamente improbabile. Mosca non difende a caso i suoi alleati (il sostegno ad Assad non è incondizionato) e punta ad un obiettivo più ampio che è la pacificazione con gli Stati Uniti e tale pacificazione passa per forza attraverso una normalizzazione della situazione mediorientale. Per non andare fuori tema torniamo alle armi chimiche: il sito di informazione Vocidallestero ci traduce un articolo dal sito “Free Thought Project” sui legami di Hillary Clinton con l’attacco chimico al gas sarin a Ghouta, in Siria, nel 2013. 

Dalle relazioni tra USA e Siria (ne avevamo parlato qui), al ruolo della Clinton nella politica estera USA e nell’approvvigionamento di armi dalla Libia verso l’Isis (ne avevamo parlato qui e qui), alle dichiarazioni del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh su un accordo del 2012 tra l’amministrazione Obama e i leader di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, per imbastire un attacco con gas sarin e darne la colpa ad Assad, tutte le prove punterebbero in una direzione: i precursori chimici del gas sarin sarebbero venuti dalla Libia, il sarin sarebbe stato “fatto in casa” e la colpa gettata sul governo siriano come pretesto perché gli Stati Uniti potessero finanziare e addestrare direttamente i ribelli siriani, come desideravano i sauditi intenzionati a rovesciare Assad. Responsabile della montatura l’allora Segretario di Stato USA e attuale candidata alla presidenza per i Democrat, Hillary Clinton.

Ci hanno mentito sull’Iraq (sventolando la provetta piena di chissà cosa), ci hanno mentito sulla Libia, stanno mentendo sulla Siria.

Io non posso affermare con certezza chi sia imputabile per tali abomini, mi limito soltanto ad unirmi alla richiesta del presidente russo Vladimir Putin circa un’inchiesta indipendente sui fatti di Idlib. Dubito della versione ufficiale, fin ora nessuno dei regimi additati come possessori di armi chimiche si è dimostrato effettivamente tale, anzi lo spauracchio della minaccia globale è servita soltanto alla creazione e continuazione di nuovi e vecchi conflitti. Abbiamo invero dei report i quali mostrano che gli Stati Uniti abbiano venduto tali armi alle fazioni rivali di quei regimi proprio per utilizzarle come pretesto per eventuali azioni militari (poi puntualmente verificatesi). [addendum 8/04/2016: Daily Mail cancella articolo del 2013 su false flag anti-Assad orchestrato da USA

La ricerca della verità su ciò che è accaduto davvero diventa impossibile quando ci si imbatte in tweets che fanno davvero scalpore come questi:

Se poi guardiamo ai media ufficiali possiamo sentirci soltanto più confusi: grandi titoli contro Assad che gasa la sua popolazione per poi vedere in un trafiletto il giorno dopo mettere in discussione la fonte non proprio attendibile. La prudenza in questi casi deve essere necessaria per non mettere in discussione l’attendibilità della testata intera. Qui un contributo dal IlFattoQuotidiano:

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Visto che i media ufficiali non sembrano parte della soluzione suppongo allora siano parte del problema. E’ interessantissimo notare come il presidente Trump sia passato dall’essere odiato ad essere l’idolo delle folle dopo aver sferrato l’attacco contro l’esercito del dittatore. Dalla Clinton ai sauditi, dai britannici brexiters financo all’ineffabile Jean Claude Juncker, tutti si stringono attorno a lui, o al Deep State dal momento che Trump sembra proprio cominciare a seguire l’agenda dei neoconservatori La nuova legittimazione salta subito agli occhi proprio perché fino ad adesso era sembrato un presidente fuori dagli schemi, un outsider in grado di proporre un’idea di America diversa, non più il poliziotto del mondo ma più concentrata sugli affari interni e sui buoni rapporti di vicinato con le grandi potenze mondiali. Marcello Foa dal suo blog sostiene che Trump sia stato normalizzato, e che questa non sia una buona notizia per la pace mondiale.

Riguardo a questo ultimo punto emerge una piccola speranza. Dai primissimi report riguardo ai danni materiali provocati dall’attacco alla base aerea di Shayrat si viene a parte del fatto che tutta questa distruzione non ci sia stata e che si sia trattato forse di un grande atto dimostrativo da parte americana. 59 missili sono stati lanciati ma le piste di atterraggio sono intatte, pochi aerei distrutti e poco altro ancora. Mosca inoltre fa sapere che dei 59 missili citati solo 23 abbiano raggiunto gli obiettivi mentre ancora risultano dispersi gli altri 36 Tomahawk. 

Un grande teatrino? Forse sì o forse no. I sistemi antimissile S-400 di fabbricazione russa che avrebbero potuto intercettare facilmente i missili americani non erano in modalità operativa la notte scorsa, cosa che è cambiata invece da oggi. La difesa dell’integrità di tale base è essenziale sia al regime di Damasco sia al governo russo in quanto quella è forse la base aerea più importante dalla quale partono i raid contro lo stato islamico. Il grande scontro sembra per ora rimandato, la vera guerra si sta combattendo in sordina, come sempre. Un altro mondo, un altro Trump, come un’altra Europa, non sembra essere possibile. Grandi interessi si stanno scontrando nella regione, uno fra i tanti questo:

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[addendum di un articolo del 12/02/2017 dal sito aspeninstitute.it : La Siria come crisi macro-regionale: una “guerra per le pipeline”?]

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