#Macron: un nuovo #Hollande. Niente di nuovo sul fronte occidentale. #Presidentielles2017

#Macron: un nuovo #Hollande. Niente di nuovo sul fronte occidentale. #Presidentielles2017

Alla fine ce l’ha fatta, Emmanuel Macron ha vinto (ed anche di misura) contro una Marine Le Pen che negli ultimi tempi secondo molti aveva cominciato a pasticciare con il suo programma elettorale. L’acme è stato raggiunto durante il dibattito televisivo di pochi giorni fa contro il candidato di En Marche. A proposito di quel dibattito secondo comedonchisciotte.org :

… purtroppo, il dibattito ha anche comprovato che la Le Pen – non in grado neppure di  condurre un confronto verbale come questo – ben difficilmente sarebbe in grado di governare un grande Paese in un momento così delicato della sua storia.

C’è chi sostiene (Sapir) che questo non sia un caso, vuoi perché la Le Pen non avesse effettivamente capito a fondo certi temi cruciali del suo programma per poterli poi adeguatamente promuovere e difendere (vedi per esempio l’argomento moneta unica) o perché avesse già ben chiaro fin da subito di voler strumentalizzare la protesta contro il sistema con l’unico scopo di rilanciarsi politicamente.

A prescindere da ciò è chiaro che con Macron abbia vinto il “partito” delle élite. Alla perdita di consensi dei partiti tradizionali è seguita l’esigenza di confezionare ad arte un candidato in grado di convogliare su di se i consensi per “difendere l’Europa dai populismi”. Vale la pena di sottolineare che, come in tutti gli altri paesi europei andati al voto, anche in Francia la sinistra (responsabile dell’applicazione delle politiche di austerità) sia scomparsa dai radar, mentre Marine Le Pen ha comunque portato a casa un risultato storico per il Fronte Nazionale al netto del record di astensione e schede bianche che hanno caratterizzato questo secondo turno.

Con Emmanuel Macron all’Eliseo siamo di fronte ad un secondo Hollande. Quando egli fu eletto 5 anni fa era dipinto come il fiore all’occhiello dei democratici in grado di far avanzare il progetto comunitario magari riuscendo perfino a portare a più miti consigli una Germania troppo incline alla privatizzazione del profitto e socializzazione delle perdite. Sappiamo come è andata a finire: le politiche di austerità nella zona euro si sono fatte sempre più asfissianti e in Francia i socialisti si sono resi artefici della Loi Travail in un governo, quello Valls II, che annoverava fra i suoi ministri proprio Emmanuel Macron (altro che outsider, come certi “professionisti” del giornalismo lo hanno definito). Tanto per rendere ancora più chiaro il concetto, questo è ciò che il nuovo presidente francese, ed ex ministro dell’economia, pensa sul tema del lavoro:

Screenshot M Zanni su Macron

Diamo però a Cesare quel che è di Cesare: non è mai stato un segreto il fatto che Macron volesse una nuova Loi Travail ancora più precarizzante della precedente. La sua agenda politica era ed è in linea con quella delle élite politiche europee (tedesche). Inoltre, proprio come fece l’allora neoeletto Hollande, anche Macron ha scelto Berlino come luogo della sua prima visita ufficiale in veste di Presidente.

Macron ha inoltre fatto più volte leva, durante la campagna elettorale, su quell’antica aspirazione dei francesi a voler essere come la Germania. Per realizzare tale obiettivo, da Mitterand in poi, lo strumento principe da utilizzare doveva essere il rafforzamento dell’asse franco-tedesco in UE. Su queste basi si è cementato il consenso alla moneta unica ed oggi sembra si voglia insistere su questa via.

Al netto di tutto ciò c’è chi ancora si ostina a voler far credere che siamo di fronte al salvatore dei popoli europei. E il messia piace davvero a tutti. Il consenso internazionale non si è fatto attendere. In Italia da Renzi a Di Maio abbracciando Berlusconi il coro è unanime: En Marche!

Berlusconi in particolare avverte la necessità di uscire allo scoperto, in vista della legge elettorale e delle successive elezioni politiche, ed anticipa gli slogan dei prossimi tempi: certe idee (l’euroscetticismo) non convincono gli elettori e non vale la pena di perseguirle. Servirà quindi dedicarsi, almeno a parole, a salvare l’euro e l’UE perché un’altra europa è possibile? Giudicate voi, fin ora non ha funzionato ed oggi siamo di fronte ad un film che conosciamo a memoria.

Screenshot Bagnai Ultima chiamata per far cambiare la Germania

Sarebbe troppo lungo ora soffermarci ad elencare i vari Nein pronunciati dal governo tedesco verso proposte di maggiore integrazione; forse basta mostrare quello di poche ore fa:

Screenshot Aless Del Prete.png

Niente di nuovo sul fronte occidentale quindi, nei fatti non sembra esserci stato un vero cambio alla guida dell’Eliseo.

Resta l’incognita “terzo turno” ovvero le elezioni legislative di Giugno tramite le quali verrà formato il nuovo parlamento francese. Senza una maggioranza in grado di garantire la governabilità il presidente francese e il suo governo si troverebbero per forza di cose menomati. La campagna elettorale quindi continua anche se non penso che potrà produrre risultati inaspettati. Come al solito Vladimiro Giacché centra il bersaglio quando parla delle future indicazioni di voto dei vari partiti alle legislative:

Screenshot Vlad Giacché

Ancora niente di nuovo, purtroppo.

 

 

 

 

 

 

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