The Germans are bad, really Bad (on trade) – Rottura storica con gli USA da parte dei partner europei.

The Germans are bad, really Bad (on trade) – Rottura storica con gli USA da parte dei partner europei.

Il G7 di Taormina si è aperto con questa frase pronunciata dal presidente americano Trump in riferimento al surplus commerciale teutonico verso gli USA. Ancora una volta l’amministrazione americana accusa i vertici politici tedeschi di perseguire politiche economiche e commerciali scorrette a tutto vantaggio dell’export, verso l’area euro e anche verso gli Stati Uniti. Con queste premesse Trump ha come conseguenza affermato la volontà di imporre delle tariffe per i beni tedeschi in entrata negli Stati Uniti.

Le reazioni di condanna non si sono fatte attendere da parte del presidente della Commissione europea Juncker e da parte della diretta interessata, la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Al di là della polemica sul tema specifico è interessante notare la rottura che si è consumata fra gli Stati dell’UE e l’amministrazione americana, infatti al termine del G7 la cancelliera tedesca ha pronunciato le seguenti parole:

“I tempi in cui potevamo dipendere completamente gli uni dagli altri sono finiti da un pezzo. L’ho sperimentato nei giorni scorsi. Noi europei dobbiamo veramente prendere in mano il nostro destino”

Angela Merkel

Il riferimento qui è sia all’attuale amministrazione americana sia ai britannici brexiters, partner tutti e due storici ma sui quali in questo momento sembra agli occhi della cancelliera, e dell’UE, non si possa fare affidamento.

Vorrei quindi proporre ora l’analisi di Marcello Foa che prende spunto dall’ articolo di uno degli ex consiglieri di Obama Charles A. Kupchan, pubblicato lo scorso mese di febbraio.

Un piccolo sunto dell’analisi di Marcello Foa:

Il centro della suddetta  riguarda lo scontro tra il Deep State americano che vuole avversare le politiche del presidente Trump e il ruolo della leadership UE nel portare avanti l’agenda politica a difesa dell’ordine liberale internazionale che il neopresidente USA non sembra aver voglia di perseguire. Sembrerebbe una situazione win-win poiché una certa parte di Stati Uniti vede i suoi interessi minati dalla presenza di Trump al potere e l’UE dal canto suo vede (a ragione) nella fine dell’attuale ordine mondiale (specialmente economico) una minaccia alla sua esistenza.

Fino a che Trump non uscirà dalla Casa Bianca dobbiamo quindi aspettarci un allargamento verso la nostra parte dell’atlantico del fronte contro di lui, dopotutto gli agenti in campo hanno tutto l’interesse a che sia così. Non si spiegano altrimenti le parole dure e di rottura con Washington pronunciate dalla cancelliera tedesca. Mai nella storia si era arrivati a tanto. Una volta quindi che Trump verrà politicamente sconfitto l’UE tornerà ad essere mansueta con chi l’ha creata, conclude Foa nella sua analisi.

A sostegno di ciò vorrei portare qui come piccolo contributo un articolo di Lookoutnews (di cui sono venuto a conoscenza grazie ad un Tweet di Vladimiro Giacché) riportante l’intervista a Guido Lombardi, “orecchio” italiano di Donald Trump.

Ma da dove origina quella che lei chiama propaganda contro Trump? Chi c’è dietro?

«Strano. La stessa domanda me l’ha fatta un giornalista russo. Io le rispondo come ho risposto a lui. Gli ho detto: “voi siete in guerra, giusto?” E lui dice: “quale guerra, la Siria?” E io: “Nossignore. Ci pensi bene, non c’è qualcuno che cercava di portarvi via la Crimea? Non c’è qualcuno che ha fatto pressioni affinché l’Ucraina entrasse nella NATO? E non c’è qualcuno che già nel 1941 aveva cercato di portarvi via l’Ucraina e che ancor prima nel 1919 ha cercato di portarvi via altri territori?»

Sia più esplicito…

«È sempre la stessa gente che è andata a sbandierare la bandierina di Macron (il neo-presidente francese, ndr), che ha aiutato Matteo Renzi a diventare primo ministro e che oggi controlla la maggior parte delle commissioni europee.

In una parola?

«Deutschland. I tedeschi hanno sempre la stessa brutta abitudine…»

Quale sarebbe?

Le rispondo come mi hanno risposto alcuni amici tedeschi, scherzando e col sorriso in faccia: “quel che non siamo riusciti a fare con i tank, lo faremo con le banche”. Capito? Hanno ‘invaso’ la Grecia come nel ’39, si sono espansi a Est, hanno creato un nuovo ‘governo di Vichy’ in Francia, e così via»

 

 

Dunque, il “Russiagate” sarebbe frutto di un’ingerenza esterna?

«Sicuramente dietro al Russiagate c’è qualcuno che ce l’ha a morte soprattutto con i russi, che in effetti sono in guerra sotto ogni punto di vista. Poi, ci sono tanti collaborazionisti sia in Europa, a cominciare dalla Francia, sia purtroppo anche in America. È proprio come nel 1939…»

C’è sicuramente tanto materiale su cui riflettere, non dobbiamo dare nulla per scontato.

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