Il ragazzo del “Cubo” – Cronache dalla #Germania

Il ragazzo del “Cubo” – Cronache dalla #Germania

Prendendomi una pausa atta a raccogliere materiali per i post futuri riguardo la guerra al denaro contante oggi voglio raccontarvi una storia vera che tratta del dramma del sistema di istruzione tedesco per tanti ragazzi, tedeschi e migranti, in Germania. Prima di leggere vi chiedo di tenere a mente che ciò che succede a loro succederà a noi in egual misura; il processo è ormai già cominciato.

***

C’era una volta un’azienda di Monaco di Baviera che necessitava di un nuovo server (da ora in poi “il cubo”). Il cubo è stato quindi ordinato e ufficialmente spedito tramite una nota compagnia di spedizioni. Arriva il giorno della consegna, squilla il telefono ed un impiegato risponde per fissare l’orario di consegna con il “corriere”. I due si mettono daccordo per incontrarsi nella piazza vicina all’azienda. Passa un po’ di tempo e del “corriere” sembra non esservi traccia finchè due sguardi non si incrociano. Sono gli sguardi dell’impiegato e quelli di un ragazzino adolescente, tedesco nero di seconda generazione, recante con se il cubo ben impacchettato. Visibilmente sopreso di non vedere la divisa della ditta di spedizione l’impiegato chiede delucidazioni al ragazzo:

“Sei delle spedizioni X?”

“No sto facendo una Ausbildung nell’azienda X, l’unica cosa che mi fanno fare sono delle consegne. Vengo dal nord della Baviera, per venire qui mi ci sono volute 4 ore di treno, più le 4 al ritorno che mi aspettano fra poco. Per la ditta X costa meno che assumere a contratto un corriere. Io lo faccio perchè mi sono diplomato in una Realschule ma siccome non sapevo che poi non avrei potuto accedere all’università ora sono obbligato a fare questi tirocini per poi poter passare al Gymnasium, conseguire l’Abitur e finalmente poter frequentare l’università“.

“Ci metterai molto tempo… Quanto ti pagano ora?”

“Poco, è un Minijob, la media è sui 500 euro al mese quando va bene. Comunque sì purtroppo ci metterò tanto tempo: sono alla fine dei 3 anni minimi per l’Ausbildung, il Gymnasium mi richiederà 9 anni, dovrei riuscire ad iscrivermi all’università entro i 27

La storia per quello che ci interessa finisce qui, il cubo ha raggiunto la sua destinazione finale ed il ragazzo ha ripreso il treno per tornare a casa, 4 fottute ore.

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Per capire meglio la storia è necessario comprendere il sistema scolastico tedesco. Quest’ultimo dopo le scuole elementari chiede ai genitori dei bambini di 9-10 anni di scegliere il futuro dei figli, anche in base alla valutazione che gli insegnanti fanno sugli alunni (valutazione che può essere anche disattesa dai genitori ai quali spetta l’ultima parola).

Le opzioni in ordine di prestigio sono tre: Gymnasium, Realschule, Hauptschule. I primi due anni dopo le scuole elementari sono comunque un bienno di orientamento nel quale le differenze fra i tre istituti sono ridotte e ciò aiuta gli studenti a trovare la strada più giusta.

Il Gymnasium è paragonabile al nostro liceo, fornisce una preparazione per gli studi accademici, dura tra gli otto e i nove anni (a seconda del Land) e al termine dello stesso si consegue l’Abitur (l’esame di maturità), il solo titolo che consente di approdare all’università.

La Realschule ha una durata dai 4 ai 6 anni, dipende dal Land. Gli insegnamenti che vengono forniti non hanno un indirizzo specifico e i percorsi sono vari: dall’apprendistato medico-infermieristico a quello commerciale, ma anche programmi di studio rivolti alle lingue straniere. L’elenco è lungo. Al termine della Realschule si consegue un attestato che prende il nome di Realschulabschuss. Nel caso si volesse poi accedere all’università in questo caso è necessario fare una Ausbildung (un tirocinio lavorativo sotto forma di Minijob), della durata minima di 3 anni, combinato allo studio part-time presso una Berufsschule. Senza questo tirocinio è comunque improbabile trovare lavori più appetibili, il che rende obbligatorio in ogni caso questo tipo di offerta di formazione professionale.

La Hauptschule, il gradino più basso, fornisce un’istruzione di base improntata alla pratica e comprende vari indirizzi a seconda del settore professionale scelto. Dura dai cinque ai sei anni, sempre a seconda del Land. Alla fine si ottiene lo Hauptschulabschluss, una licenza. I diplomati accedono così ad un tirocinio (Lehre/Ausbildung) combinato allo studio part-time presso una Berufsschule, esattamente come i diplomati alla Realschule.

Poichè questo sistema è stato ed è tuttora criticato anche nella stessa Germania, incredibile dictu, è nata la quarta opzione: la Gesamtschule.

Gesamtschule: in alcuni Länder viene fornito un insegnamento superiore comune a tutti gli studenti, che solo dopo un certo numero di anni vengono indirizzati in un percorso più definito, a seconda delle abilità e delle predispozioni dimostrate negli studi. Al termine del decimo anno complessivo di istruzione (a 16 anni) i ragazzi decidono se indirizzarsi in modo più diretto verso un mestiere tramite una Lehre/Ausbildung, oppure studiare per ulteriori tre anni e prendere il diploma Abitur che permette di iscriversi all’università. Questa tipologia di scuola che ritarda in qualche modo la decisione dell’indirizzo risolve in parte il problema della scelta che famiglie e insegnanti dovrebbero prendere quando il bambino ha solo 10 anni. Questa possibilità è però destinata solo al 5% della popolazione studentesca nazionale.

***

Il quadro che ne esce è a dir poco allarmante. Questo sistema di istruzione, che io non ho remore nel definire dell’Apartheid, condanna milioni di ragazzi, fin dalla tenera età, ad una vita di stenti. E’ indicativo il fatto che in Germania il ricorso alle ripetizioni extrascolastiche per i bambini avvenga già dalle scuole elementari, proprio per poter garantir loro la frequentazione di un Gymnasium e poi dell’università.

Se quindi il sistema, già complesso di suo, risulta impossibile da comprendere per un migrante, il quale non può conoscere le implicazioni della scelta, è quantomai ovvio che anche i tedeschi che non possono permettersi di spendere denaro per ripetizioni private avranno molte meno possibilità di poter far risalire la scala sociale ai propri figli. Coloro quindi che potranno accedere ad un futuro migliore sono in maggioranza figli di tedeschi con buon livello di istruzione superiore ed un buon reddito.

Inutile dire quanto il sistema di istruzione tedesco venga lodato per la sua super efficiente connessione col mondo del lavoro, un’avanguardia da seguire fino alla vittoria finale. Come non pensare quindi al fatto che nel sistema scolastico italiano sia stata introdotta l’alternanza scuola lavoro? Non è forse quello un modo per aumentare la deflazione salariale ed avviare anche il nostro paese verso la via del progresso tedesco che ha fatto vincere al capitale la guerra contro al lavoro? (suggerimenti di lettura in merito Qui e Qui).

Per tornare alla Germania vorrei segnalare che il tema sistema di istruzione Apartheid e Minijob è strettamente connesso al sistema del sussidio di disoccupazione (quella cosa molto diversa dal sussidio di disoccupazione italiano ma straordinariamente simile al progetto di Reddito di Cittadinanza che il Movimento 5 Stelle vuole far approvare).

Se in Germania un migrante fa richiesta di sussidio allora il tempo sotto sussidio viene tolto dal computo del tempo necessario ad ottenere la cittadinanza tedesca (10 anni). In parole povere: se un migrante dovesse trascorrere 1 anno sotto sussidio quel tempo non sarà valido ai fini del conseguimento della cittadinanza, portando così da 10 a 11 gli anni di residenza continua richiesti. Inoltre durante l’erogazione del sussidio di disoccupazione bisogna dimostrare di partecipare a dei colloqui di lavoro al fine di potersi svincolare il prima possibile dall’assistenza dello Stato. Dopo 3 colloqui, se si fossero rifiutati tutti e tre i lavori proposti, viene assegnato forzatamente un lavoro dall’ufficio competente (generalmente il lavoro è davvero di basso livello, un Minijob come visto in precedenza). La pena per il mancato svolgimento del lavoro assegnato è la perdita del sussidio. Non paghi di questo il legislatore tedesco, nella sua immensa saggezza, ha deliberato che durante l’erogazione del sussidio il sussidiato non possa lasciare il paese, neanche in casi di emergenza. Dopo tutto bisogna garantire che qualcuno resti sempre a svolgere i lavori più umili e sottopagati. Ecco forse spiegata la motivazione per cui la Germania è così prodiga nel far entrare migranti nel proprio paese avendo costituito un sistema sociale Lager dove costruirsi un futuro migliore rimane un miraggio

 

 

3 pensieri riguardo “Il ragazzo del “Cubo” – Cronache dalla #Germania

  1. Ma possibile che bisogni sempre parlare di futuro migliore,opportunita’, risalita nella scala sociale, ma non vi rendete conto che accettando queste immagini legittimate che vi sia sempre qualcuno da sfruttare? Mi volete spiegare perche’ un coglione che lavora vendendo titoli,e ne ho visto tanti che oltretutto guadagnavano quando si mettevano d’accordo perche’ le analisi erano quasi sempre sbagliate, un coglione del genere che fa un lavoro infimo e schifoso debba essere pagato di piu’ di un onesto facchino? Se non si parte da qui, e dalla radice della discriminazione capitalista e’ inutile indignarsi

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    1. Da un certo punto di vista è vero: la disparità nelle retribuzioni è un problema serio che va affrontato ma qui nell’articolo si parla di una cosa che si pone anteriormente a ciò da un certo punto di vista. La scala sociale è giusto risalirla, l’utopia comunista è purtroppo o per fortuna fallita. Questo non vuol dire che si debba far trionfare il capitalismo selvaggio neoliberista. Dobbiamo recuperare, tramite una nuova coscienza collettiva, il primato del costituzionalismo sociale del nostro paese. Una volta fatto quello il nostro paese potrà opporsi anche allo strapotere di una finanza che si pone legibus soluta rispetto agli Stati nazionali. In questo momento abbiamo un sistema economico che tramite l’UE, da noi, manca di potere politico che lo possa contrastare. I mercati hanno paura, e chi se ne frega mi verrebbe da dire ma nello stato di emergenza permanente abbiamo perso sovranità e diritti. Una volta recuperato questo si passerà a regolamentare la finanza. E’ un lavoro che può fare solo lo Stato.

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