Immigrazione e Sovranità: i paesi dell’UE continuano a voltarci le spalle facendo (lecitamente) i loro interessi

Fonte n°1: ilGiornale

Proprio come nel 2015 l’Austria ci volta le spalle nella gestione dei flussi migratori.

Il nuovo ministro dell’Interno, Herbert Kickl, in un’intervista al quotidiano Tiroler Tageszeitung annuncia la creazione di una “unità per la protezione delle frontiere”. L’obiettivo è evitare di dover far fronte a un flusso di migranti simile a quello del 2015, quando centinaia di migliaia di persone attraversarono l’Austria per cercare di raggiungere la Germania e altri Paesi europei.

Come spiega il ministro, esponente del Fpoe, si tratta di un’unità di pronto intervento “in grado di avviare entro poche ore il management di confine” (controlli di frontiera) e “procedere all’identificazione” delle persone. “Non ci sarà più alcun lasciapassare”, assicura Kickl, che spiega di aver già istituito questa struttura di intervento: “Abbiamo comunque già controlli efficaci che funzionano, ma un anno 2015 non si deve ripetere”.

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Sia ben chiaro che l’Austria ha tutto il diritto di farlo vista la gestione tragica del fenomeno da parte dell’Unione Europea negli ultimi anni. Siamo passati dalla totale apertura della rotta dei balcani, per volontà della cancelliera Merkel, alla chiusura della stessa poichè lo stesso paese, la Germania, aveva raggiunto il limite di merce umana che necessitava.

Da lì la rotta si è spostata nel mediterraneo, ridenominato interamente per l’occasione Canale di Sicilia. Dico questo perchè la rotta scelta dalle ONG e dai trafficanti di esseri umani ha percorso tutte le acque possibili tranne il vero e proprio Canale di Sicilia. Il motivo è semplice, e dimostra che i flussi migratori si possono arginare: il Canale di Sicilia è controllato dalla marina tunisina, e di lì non si passa. Allo stesso modo in cui le barriere alle frontiere effettivamente riescono a fermare i migranti quando vengono erette. Si veda a tal proposito la decisione sopra citata di chiudere finalmente la rotta dei balcani, una volta chiesto dalla Germania si intende.

Il flusso migratorio quindi era talmente incontrollabile che se non fosse stato per i contatti fra le ONG (che operavano ed operano tuttora come taxi) e i trafficanti di esseri umani i migranti non sarebbero mai arrivati in Italia, e da lì più in generale in Europa. Molti di questi migranti venivano infatti prelevati direttamente a 20 miglia marine dalle coste Libiche (all’inizio cioè delle acque internazionali) per poi venir traghettati direttamente nei porti del sud Italia. Inutile dire che questo comportamento non sia qualificabile come salvataggio in mare ma come vero e proprio favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Per questo ed altri motivi le procure italiane stanno indagando, ma questo è un tema che non ci interessa più di tanto in questa sede.

Quello che preme è sottolineare come gli interessi stranieri, cui la nostra classe dirigente è succube, abbiano danneggiato il nostro paese.

Avevamo un partner, ovvero la Libia, distrutto dai raid dell’esercito francese e britannico, con l’obbrobriosa partecipazione forzosa del nostro esercito peraltro.

I paesi sopra citati oltre che ridurre la Libia ad un campo profughi a cielo aperto hanno fatto strame dei contratti petroliferi firmati da Gheddafi con le imprese italiane e sono subentrati al nostro posto. La destabilizzazione ha così aperto le porte all’immigrazione (in)controllata verso il nostro paese che si è trovato privato non solo di un partner e di risorse economiche ma anche dell’aiuto della comunità europea nella gestione del fenomeno migratorio.

E’ strano come non si potessero chiudere i porti, per evitare che le ONG attraccassero, mentre la stessa misura veniva adottata ad esempio da Francia e Spagna. E’ strano come Francia ed Austria potessero allora, e tuttora possano, controllare i propri valichi di frontiera terrestri, rispedendo in Italia i migranti, mentre il nostro paese doveva, e deve tuttora, lanciarsi in una operazione di accoglienza senza se e senza ma.

La tanto vituperata Lega proponeva da tempo un blocco navale o anche semplicemente una chiusura dei nostri porti ma finchè, a misura ormai più che colma, non è arrivato l’OK da Bruxelless, tale proposta di Matteo Salvini è stata considerata l’apoteosi dell’ignoranza e dell’irragionevolezza. Quando però è il ministro Minniti ad eseguire l’ordine di blocco, voluto dall’Europa su espresso sollecito, allora la chiusura dei porti diventa progressismo. Viviamo in tempi estremamente interessanti.

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Fonte n°2: ilSole24Ore

Nel 2017 quasi 250mila italiani hanno lasciato il paese, quasi quanti nel dopoguerra, ed i flussi effettivi sono ancora più elevati. Così dice il centro studi Idos che sottolinea che per avere una idea delle dimensioni del fenomeno dovremmo moltiplicare i dati istat almeno di 2,5 volte. L’articolo è estremamente interessante e merita una lettura.

In conclusione mi preme porre l’accento su un punto fondamentale.

I nostri parnter continuano a fare i loro interessi, evidentemente molto poco convergenti con i nostri, anzi totalmente divergenti. Personalmente non posso accettare che il principio di autodeterminazione dei popoli possa essere valido solo per chi vive così lontano da noi mentre quando si tratta di noi italiani l’autogoverno ed il recupero della sovranità diventano magicamente concetti fascisti. Non è peraltro cosa umana portare nel nostro continente persone che non potranno per forza di cose integrarsi. Il limite all’accoglienza è il livello di occupazione. Sembrerà banale ricordarlo ma se hai una disoccupazione strutturale al di sopra dell’11%, ed una giovanile al 33%, significa che il lavoro non c’è e di conseguenza importare persone al solo scopo di effettuare altra deflazione salariale non mi pare la miglior soluzione.

Aggiungo che un paese, l’Italia, che rinforza e spinge troppo verso le esportazioni puntando sulla deflazione salariale portata dalle riforme del prof Monti e dei governi PD (svalutazione interna, visto che la svalutazione della moneta non è ad oggi possibile) si espone maggiormente agli shock esterni, ovvero le recessioni altrui. D’altronde con la moneta unica abbiamo scientemente distrutto il mercato interno, il 23° più grande al mondo con ben 60 Milioni di persone. Tutto può andare storto se non ci riprenderemo presto la sovranità che ci meritiamo di avere.

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La sovranità (e qui cito ancora Alberto Bagnai) è il diritto di un popolo di autogovernarsi, di parlare a se stesso nella propria lingua, applicare le proprie leggi tutelando le sue istituzioni e difendendo al tempo stesso la sua cultura e tradizioni.

Per queste e molte altre ragioni io il #4MarzovotoLega.

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