Amazon Lending si potenzia attraverso la partnership con Bank of America

Fonte: LaStampa

Amazon si fa Banca, auguri! Ma anche no. Il fatto che da ora in poi l’azienda di Seattle possa rafforzare il suo programma di linee di credito verso gli operatori (tramite la società Amazon Lending nata nel 2011) che si trovano a vendere sulla sua piattaforma non fa altro che acuire il problema del mercato monopolista che si sta andando a creare negli USA, ma in generale nei nostri paesi occidentali. I rischi però non si limitano certo a questo.

In un primo momento Amazon ha iniziato a distruggere la concorrenza dei piccoli venditori i quali, non potendo competere sui prezzi eccessivamente ribassati da parte della multinazionale, hanno dovuto chiudere bottega, oppure trasferire la propria attività su internet, magari proprio su Amazon, essendo obbligati a pagare da quel momento in poi delle tariffe di utilizzazione della piattaforma. Il “paradosso” è che l’unica via per non chiudere definitivamente la propria attività sia di andare a lavorare per chi ti ha tolto la libertà del tuo lavoro autonomo. A questo proposito bisogna segnalare che ogni giorno vengono aperti siti di ecommerce alternativi ma con la stessa identica velocità tali siti vengono poi chiusi non potendo reggere la concorrenza con i giganti mondiali del settore.

Il mercato ad ogni modo, si sà, è duro, e non tutti riescono a sopravvivere. Ecco che quindi Amazon “aiuta” gli ormai suoi commercianti potendo aprire un numero sempre maggiore di linee di credito verso di loro allo scopo di comprare prodotti da vendere sulla sua piattaforma online.

Questa è la naturale prosecuzione di un percorso in atto da decenni nel quale si è spinto verso la cancellazione del singolo negozio, della piccola e media impresa, per far convergere tutto verso multinazionali, in questo caso come Amazon (o Alibaba in Asia). In quanto unica società di mediazione essa ci guadagnerà tre volte: 1) Avendo distrutto la concorrenza, configurandosi di fatto come monopolista 2) Sugli interessi dei prestiti (Già, gli interessi di Amazon Lending sono compresi fra il 6 ed il 17 per cento e nel caso il venditore improduttivo non sia in grado di restituire il prestito allora Amazon potrà trattenere la merce del venditore in magazzino fino all’avvenuto saldo. Nota a margine: grazie a Dio, per ora, secondo la nostra legislazione, i tassi di interesse bancari sopra il 12% sono considerati usurari.) 3) E’ plausibile che molti privati, attirati dalla possibilità di prestiti verso la propria impresa, impossibilitati ad ottenere gli stessi tramite il sistema bancario ordinario, confluiscano su Amazon. Avere la possibilità di accedere alla più grande multinazionale dell’ecommerce non è però garanzia di solvibilità. Se Amazon dovesse diventare davvero l’unica opzione percorribile per vendere prodotti allora i venditori e consumatori sarebbero sempre di più soggetti alle regole stringenti della società.

Quando poi tutto sarà sotto il controllo di Amazon allora la società potrà alzare i prezzi poichè sarà rimasto l’unico venditore, un price maker da manuale. Lavoreremo tutti per amazon e magari dovremo comprare a rate i vari prodotti venduti su tale piattaforma poichè non avremo un reddito sufficiente. (Apple già vuole creare una sua divisione finanziaria in grado di erogare prestiti per comprare i suoi iPhone “in futuro”, divenuti ormai troppo costosi per il grande pubblico).

 

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