BCE prepara la stretta sul credito alle imprese. Da aprile le nuove regole sui Non Performing Loans #NPLs

Fonte: CorriereDellaSera

Si tratta dell’ennesimo attacco alle Piccole e Medie Imprese e al modello di banca radicato sul territorio, italiana in particolare ma in generale di tutta l’UE. Vediamo quindi in cosa consiste e perchè lo si può valutare così.

Non prima delle elezioni, ma subito dopo sì: da metà marzo gli annunci e con ogni probabilità dal primo aprile un nuovo regime nelle regole sul credito imporrà, a cascata, cambiamenti nell’efficienza della giustizia civile e nella struttura delle microimprese che oggi rappresentano il 95% delle società in Italia; queste ultime, se il bilancio è fragile, troveranno sempre più difficile ottenere senza garanzie credito bancario da usare come liquidità nella vita quotidiana.

Se l’agenda europea non cambia, il 13 marzo la Commissione Ue e il 14 marzo la Banca centrale europea usciranno con nuove proposte e decisioni sulle banche e il modo di gestire e ridurre i crediti in default. Per entrambe le istituzioni la strada è segnata. La Commissione seguirà un accordo fra gli sherpa finanziari europei: proporrà che per legge sul «Pilastro 1» (il capitale regolamentare di base delle banche) le banche mettano da parte molto più capitale in caso di eventuali problemi nel rimborso dei nuovi crediti che verranno concessi dal 2018 in poi. La Bce va un passo più in là: indicherà per il «Pilastro 2» (il patrimonio in più chiesto dai regolatori a ciascuna banca) che gli accantonamenti debbano essere molto più alti a fronte di ritardi registrati dal primo aprile in poi nei rimborsi dei crediti già concessi in passato. È dunque evidente l’incentivo degli istituti a riconoscere entro le prossime cinque settimane tante posizioni dubbie come default. Sui prestiti senza garanzie entrati in difficoltà da aprile in poi una banca dovrà costituire entro due anni riserve di capitale pari al 100% della somma erogata; invece sui prestiti coperti da garanzie, sempre in caso di ritardi o default nei rimborsi da parte del cliente, la banca dovrà mettere da parte riserve per il totale della somma entro sette anni: ogni anno gradualmente in modo proporzionale. Anche se un immobile a garanzia di un credito copre metà del suo valore, verrà trattato come se valesse zero.

Riguardo al Pilasto 1:

Non si capisce come mai ad oggi ci sia bisogno di far aumentare il capitale regolamentare delle banche in difficoltà nel rimborso dei nuovi crediti. Da quando Mario Draghi è Presidente della BCE il bilancio della stessa è salito oltre i 4000 Miliardi di euro. Ci ricordiamo tutti infatti le famose iniezioni di liquidità nel sistema bancario dell’eurozona per aiutare, formalmente, tale settore ad erogare prestiti alle imprese, ma in generale a funzionare meglio vista la situazione di sfiducia determinata dalla crisi. Il problema è che all’epoca quel denaro, preso a prestito dagli istituti bancari praticamente a tasso zero, è stato investito dalle stesse per comprare titoli di Stato per conseguire un guadagno netto sul tasso di interesse di questi ultimi. Conclusione: il credito alle imprese non è aumentato, l’economia non è ripartita, di inflazione neanche un debole segnale all’orizzonte. Quello che è aumentato è il profitto delle banche per via degli investimenti in titoli di Stato. Un investimento completamente risk-free, anche in conseguenza del successivo Quantitative Easing sempre ad opera della BCE.

Come se ciò non bastasse la BCE, più realista del Re, va oltre:

Riguardo al Pilastro 2:

Non è una notizia che ci lascia del tutto sorpresi poichè era noto che dal primo gennaio 2018 sarebbe entrato in vigore il principio IFRS 9 che fra le altre cose va a colpire lil metodo con cui vengono gestiti gli accantonamenti bancari. Con la nuova disciplina si introduce il concetto di perdita attesa, per poi provvedere al relativo accantonamento. Essa infatti vuole distinguere fra le perdite attese sui crediti non ancora in sofferenza dalle perdite con sofferenze già palesatesi. Fin ora, seguendo la disciplina dello IAS39, si rilevavano le perdite solo al momento della loro effettiva manifestazione. Adesso la BCE compie una ulteriore stretta sulle regole, e non è una buona notizia.

Come giustamente dice l’articolo del Corriere Della Sera è evidente l’incentivo degli istituti a riconoscere entro le prossime cinque settimane tante posizioni dubbie come default.

Se entreranno in vigore tali regole non solo gli istituti di credito si ritroveranno in difficoltà sui prestiti già erogati, ma non potranno neanche lontanamente pensare di poterne erogare di nuovi (cioè non potranno compiere il loro lavoro). Si configura quindi uno scenario dove, a fronte di NPL e default di privati vi sarà un massiccio esproprio di beni reali, immobili ad esempio, e continue passività bancarie in aumento che metteranno a serio rischio la tenuta dell’intero sistema.

***

“A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”.

Come ha detto a Siena venerdì 17 Febbraio Valerio Malvezzi siamo di fronte ad un cambiamento del sistema economico che polarizza il sistema bancario sulla finanza, studiato a tavolino, al fine ultimo di trasferire la ricchezza dai poveri ai ricchi.
Ricordiamoci l’inizio dell’articolo, ho scritto che era un attacco deliberato, ennesimo, alle PMI e al sistema di banca radicato sul territorio.

Al minuto 1:32 dell’intervento del professor Malvezzi viene mostrato l’andamento dei prestiti a PMI con meno di 5 addetti (95% delle imprese italiane) dal 2011 ad oggi. Tali prestiti sono in netto calo. Infatti al minuto 2:34 viene mostrato proprio il grafico che mette in relazione le sofferenze del sistema italiano e la diminuzione di prestiti da parte del settore bancario.
Al minuto 2:56 invece viene mostrata la falsità della propaganda che vuole le PMI improduttive e causa di NPLs. Emerge infatti l’opposto: le grandi aziende sono effettivamente le principali portatrici di NPLs. (periodo 2007-2014)

A lato il professore fa notare che dal 1996 al 2016 il numero delle banche si è ridotto del 40%, con chiusura conseguente di oltre 5000 sportelli bancari. Dal 2009 ad oggi inoltre sono stati licenziati 30.000 dipendenti di banca e nei prossimi 3 anni si stima che ne possano essere persi altri 40.000.

Il piano è di distruggere le banche con radicamento sul territorio per arrivare un giorno ad avere 4 o 5 istituti su tutto il territorio nazionale. Le nuove regole della BCE vanno proprio in questa direzione: stretta sui prestiti (chi è in difficoltà chiuderà bottega), maggiori sofferenze bancarie che porteranno molti istituti di credito a fallire e a doversi vedere acquisire da istituti maggiori, pochi istituti sopravvissuti che non essendo radicati sul territorio, ma polarizzati sulla finanza, non avranno più l’interesse alla prosperità delle imprese circostanti. Il focus cambia radicalmente. La banca non trae più il proprio guadagno dalla mediazione finanziaria tra famiglie, imprese e mercato ma direttamente dal circuito finanziario. In ultima analisi non potranno più essere aperte nuove imprese vista l’impossibilità di ottenere credito e, come è già successo, saremo costretti a riempire le fila dei lavoratori schiavizzati delle multinazionali.

E questo è in linea con ciò che è successo fin ora: si è configurato un sistema bancario che presta ai grandi e non ai piccoli (minuto 15:48) con il 10% dei soggetti italiani che riesce ad ottenere l’80% del credito. Il restante 20% del credito è ottenuto dal 90% dei soggetti, sempre italiani. L’asimmetria si vede anche in rapporto agli NPLs dove l’81% degli stessi è originato dal 10% dei soggetti italiani che ottengono l’80% del credito totale.
Quando sentiamo dire Più Europa bisogna davvero interrogarci su quale Europa si voglia davvero. Al minuto 5:20 il professor Malvezzi mostra gli aiuti di Stato dati alle banche. La cifra spesa dall’Italia è irrisoria mentre quella della Germania decisamente più alta. Al minuto 5:46 il confronto è ancora più chiaro: in grigio gli aiuti tedeschi alle proprie banche ed in blu quelli italiani. Desolante.

Un’ultimo appunto riferito al minuto 13:53. Il grafico mostra quali siano i veri problemi che dovrebbero preoccupare la BCE: non gli NPLs ma le sofferenze di Deutsche Bank che allo stato attuale detiene ben 54 trilioni di euro di derivati, 6 volte tanto il PIL della intera eurozona (un rapido confronto: il PIL tedesco è 2,7 trilioni di euro). Perchè allora ci si preoccupa degli NPLs italiani? Evidentemente ci sono altre priorità ed interessi conflittuali. Conflittuali è proprio il termine giusto poichè se si va a spulciare i nomi delle società che possiedono le banche così dette italiane si scopre che di italiano c’è ben poco (minuto 16:49).

Possiamo davvero risollevarci all’interno dell’attuale sistema di regole che negli anni, a fronte di miliardi di euro dei nostri contribuenti spesi per tale progetto, ci ha restituito soltanto schiaffi e povertà? Io credo di no. Per approfondire il tema dell’Italia in UE, e la redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’altro (cioè verso i ricchi) consiglio la visione integrale dell’intervento del professor Malvezzi indegnamente citato per estratti nelle righe precedenti.

Per Approfondire:

IFRS9 CHE COSA PREVEDE Sole24Ore

Intervento del Professor Valerio Malvezzi a Siena durante la presentazione dei #MiniBot da parte di Claudio Borghi Aquilini ed Alberto Bagnai, candidati della #LegaSalviniPremier – 17/02/2018

Valerio Malvezzi su Twitter: @ValerioMalvezzi

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...